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		<title>Coltivare la passione per il design</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cazzulani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Girovagando nel web in cerca di notizie ed appassionati di giardinaggio, pensavamo di trovare semplicemente amanti del verde in cerca di consigli o  desiderosi di confrontarsi sul tema. Invece, abbiamo notato che esistono numerosi blog e siti che vivono la filosofia &#8220;green&#8221;  rapportandosi con essa in maniera decisamente creativa ed anticonvenzionale. Oggi la società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Girovagando nel web in cerca di notizie ed appassionati di giardinaggio, pensavamo di trovare semplicemente amanti del verde in cerca di consigli o  desiderosi di confrontarsi sul tema. Invece, abbiamo notato che esistono numerosi blog e siti che vivono la filosofia &#8220;green&#8221;  rapportandosi con essa in maniera decisamente creativa ed anticonvenzionale.</p>
<p>Oggi la società sta sempre più introiettando il pensiero ecologico nei suoi modelli comportamentali. Tutto questo conduce necessariamente alla ricerca di nuove frontiere estetiche. Proprio per tale motivo<strong> il mondo &#8220;green&#8221; e quello del design stanno naturalmente trovando punti d&#8217;incontro, che portano a proporre creazioni nuove ed eco-sostenibili.</strong></p>
<p>Indossare un abito alla moda costituito da lenticchie? Creare dei soprammobili con ortaggi decorati? Abbellire la propria dimora con asparagi? Adibire un orto a teatro? Tutto questo si può fare, anzi, viene fatto e ci viene testimoniato da Mirco, &#8220;stilista-ortista&#8221;, attraverso il suo blog &#8220;<strong><a href="http://lortodimichelle.blogspot.com/">L&#8217;orto di Michele</a></strong>&#8220;. Mentre la cultura si tinge di verde con il blog &#8220;<strong><a href="http://dana-gardendesign.blogspot.com/">Dana garden design</a></strong>&#8220;, che riesce ad unire alle tematiche del giardinaggio, la letteratura, la fotografia, l&#8217;architettura. la grafica e il design.</p>
<p><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/Diapositiva1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1421" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/Diapositiva1-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>Se gardening vuol dire moda e design, questo porta conseguentemente allo sviluppo di numerosi eventi. Le fiere e le esposizioni dedicate agli appassionati, sono sempre più numerose e varie. Per riuscire a non perdersi il meglio:<strong> <a href="http://www.criticalgarden.com/wpcg2/">http://www.criticalgarden.com/wpcg2/</a></strong>, un sito d&#8217;informazione e critica davvero ben fatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dal mondo del &#8220;Make&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 20:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo ricercando e studiando i Maker. Coloro i quali studiano e realizzano soluzioni localmente a problemi locali. L&#8217;analisi della co-creazione e co-generazione ci sta portando a scoprire un mondo veramente interessante. Grazie a Alberto D&#8217;Ottavi abbiamo visto questo interessante video, che racconta come con pochissima tecnologia, nel mondo, stanno avvenendo cose che potrebbero cambiare l&#8217;uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo ricercando e studiando i Maker. Coloro i quali studiano e realizzano soluzioni localmente a problemi locali.<br />
L&#8217;analisi della co-creazione e co-generazione ci sta portando a scoprire un mondo veramente interessante.<br />
Grazie a <a href="http://infoservi.it/vaiwu">Alberto D&#8217;Ottavi</a> abbiamo visto questo interessante video, che racconta come con pochissima tecnologia, nel mondo, stanno avvenendo cose che potrebbero cambiare l&#8217;uso individuale della tecnologia stessa.</p>
<p><span id="more-1386"></span></p>
<p><object width="398" height="374"><param name="movie" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2006/Blank/NeilGershenfeld_2006-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/NeilGershenfeld-2006.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=384&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=90&amp;lang=en&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=neil_gershenfeld_on_fab_labs;year=2006;theme=what_s_next_in_tech;theme=the_creative_spark;theme=tales_of_invention;event=TED2006;tag=Culture;tag=Science;tag=Technology;tag=computers;tag=engineering;tag=invention;tag=materials;tag=social+change;tag=third+world;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="398" height="374" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" pluginspace="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" wmode="transparent" bgcolor="#ffffff" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" flashvars="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2006/Blank/NeilGershenfeld_2006-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/NeilGershenfeld-2006.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=384&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=90&amp;lang=en&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=neil_gershenfeld_on_fab_labs;year=2006;theme=what_s_next_in_tech;theme=the_creative_spark;theme=tales_of_invention;event=TED2006;tag=Culture;tag=Science;tag=Technology;tag=computers;tag=engineering;tag=invention;tag=materials;tag=social+change;tag=third+world;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;"></embed></object><br />
L&#8217;intelligenza è equamente distribuita e ognuno può contribuire alla creazione di cose. Questo intervento, ormai già datato, descrive benissimo il mondo che ci piace e in cui stiamo iniziando a operare.<br />
E&#8217; interessante questa disanima che tratta la fusione tra l&#8217;internet delle cose, l&#8217;internet nelle cose, la confusione tra atomi e bit, bit e atomi. Uno dei punti di massimo interesse che rende il movimento del make possibile e auspicabile è la tecnologia che, oggi, fa cose impensabili fino a pochi anni fa, e tutto ciò è disponibile per pochi euro.<br />
Chiunque può inventare, costruire, produrre e sperimentare. Sarà questa la prossima grande rivoluzione?</p>
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		<title>Il giardinaggio è 2.0</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cazzulani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amo la città ed amo il verde, come posso far coesistere le due cose? A chi posso chiedere informazioni? Semplice! Basta scrivere qualche parola su un motore di ricerca e si potrà trovare ogni risposta. Esiste infatti una quantità importante di appassionati, che, per la specificità della materia, trovano nella rete una comunità che offre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amo la città ed amo il verde, come posso far coesistere le due cose? A chi posso chiedere informazioni? Semplice! Basta scrivere qualche parola su un motore di ricerca e si potrà trovare ogni risposta. Esiste infatti una quantità importante di appassionati, che, per la specificità della materia, trovano nella rete una comunità che offre tutti i consigli, le idee, la passione e la voglia di confrontarsi.</p>
<p>Ebbene si, <strong>oggi la passione del giardinaggio comincia dal web</strong>. La rete è diventata il vero terreno fertile nel quale gli appassionati di giardinaggio ed orticoltura possono seminare domande e raccogliere fruttuose risposte.<span id="more-1273"></span></p>
<p>Si può davvero trovare di tutto, dagli esperti del gardening, come<strong> <a href="http://mimmapallavicini.wordpress.com/" target="_blank">Mimma Pallavicini</a></strong>,  pronta a condividere il proprio sapere con chi lo desidera (e sono molti!);utilizzando una scrittura appassionante, di taglio narrativo e, a tratti, poetico, che coinvolge anche chi, in realtà, appassionato di giardinaggio non è; o come <strong><a href="http://giardinaggioirregolare.wordpress.com/" target="_blank">Lidia Zitara</a></strong>, che tramite il proprio blog propone una visione anticonformista del giardinaggio, dando la possibilità ai visitatori di porre domande e ricevere risposte pubbliche (a differenza di quasi tutti gli altri blog, all&#8217;interno dei quali, per fare domande all&#8217;autore, si è obbligati ad inviare messaggi privati).</p>
<p>Solo per indicare qualche numero, il blog di Mimma Pallavicini, conta ad oggi 433.723 visite; &#8220;<strong>Giardinaggio irregolare</strong>&#8221; contiene oltre 1200 articoli sul tema; nel forum della &#8220;<strong>Compagnia del giardinaggio</strong>&#8221; sono stati postati quasi 250.000 messaggi e sono stati trattati 20.252 argomenti; 300.000 amanti dell&#8217;orto hanno seguito &#8220;<strong>Coltivare l&#8217;orto</strong>&#8220;.</p>
<p>Oltre agli esperti, si possono scoprire numerose <a href="http://www.compagniadelgiardinaggio.it/" target="_blank">comunità di appassionati</a> ed amanti del verde, che si riuniscono in rete per confrontarsi, discutere, scambiarsi consigli sul da farsi e, magari,  sperimentare tecniche innovative ed idee strampalate per esaudire i propri &#8220;green desire&#8221;.</p>
<p>Anche gli <a href="http://coltivarelorto.myblog.it/" target="_blank">orti</a> trovano nuova linfa nel mondo di internet, soprattutto in un momento storico in cui i principi di eco-sostenibilità si stanno espandendo fortemente nel pensiero comune. Uno degli argomenti maggiormente toccati è l&#8217;orto in città, proprio per venire incontro a questo tipo di esigenza. Esigenza che nasce dal piacere di contribuire alla crescita di qualcosa di vivo e naturale, e… commestibile!</p>
<p>Del fashion gardening e del suo sviluppo in rete,  discuteremo in un prossimo post… Per ora, piantiamola. Nel vero senso della parola!</p>
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<pre><a href="http://www.ir3ip.net/i3zdn/comandihtml/comandi.html#blockqu">&lt;BLOCKQUOTE&gt;</a></pre>
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		<title>Facciamo Social Business</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo tante riflessioni tanti discorsi, tantissimi progetti e diversi business plan scritti e pensati mi rendo conto che quello che facciamo non è comunicazione, oddio lo è, ma la definizione non è assolutamente esaustiva. Cioè che facciamo è usare le logiche, gli strumenti l’esperienza di progetti di comunicazione social per creare e ampliare nuove logiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tante riflessioni tanti discorsi, tantissimi progetti e diversi business plan scritti e pensati mi rendo conto che quello che facciamo non è comunicazione, oddio lo è, ma la definizione non è assolutamente esaustiva. Cioè che facciamo è usare le logiche,  gli strumenti  l’esperienza di progetti di comunicazione social per creare e ampliare nuove logiche di business nell’arena dei Social Media.<br />
Quello che sta avvenendo, ci pare di vedere chiaramente dal nostro punto di osservazione, è che le logiche emergenti dal mondo digitale stanno, sempre più radicandosi nella nostra  vita.</p>
<p>Mi piace molto la definizione di Social Business di <strong>David Armano</strong>. La sposo.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Mg4aNuXPFsc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L’ascolto delle conversazioni nasce come strumento di analisi della reputazione, ma il passo successivo dell’”engagement” è quello di porsi degli obiettivi funzionali: fare delle cose insieme al pubblico “ingaggiato”. Questo orizzonte cambia, e di molto, i progetti che si possono fare, che si fanno e che sempre più spesso si faranno.<br />
L’equilibrio si sposta sempre più dalla misurazione di cosa dicono gli utenti al design di strumenti e spazi motivazionali per far collaborare le intelligenze giuste a un progetto  partecipativo, che non abbia  la sola funzione di essere divertente e “catchy”, ma che si ponga degli obiettivi chiari di business. I Social Media, quindi, come modello per la partecipazione a qualcosa di più importante che un insieme di mere conversazioni.<br />
Immaginiamo nuovi servi, nuovi prodotti resi possibili esclusivamente dalla partecipazione dei diretti interessati. Una vera <strong>disintermediazione</strong> tra chi i servizi li produce e il pubblico che li usa. E la <strong>partecipazione</strong> alle logiche di business (sia nello sviluppo che nel miglioramento qualitativo del &#8220;prodotto&#8221;) del pubblico che intende utilizzare i prodotti o i servizi.</p>
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		<title>Oreo for President! Le aziende che sanno parlare su Facebook.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 14:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in Facebook? Per rispondere a queste domande basterebbe navigare un po’, seguire i “mi piace” e vedere quelle di maggior successo. Che sono poi quelle che rispondono all’esigenza dell’utente di dire la sua sul prodotto e sull’azienda, di offrire i propri consigli ed esperienza, di sapere come l’azienda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in Facebook?</p>
<p>Per rispondere a queste domande basterebbe navigare un po’, seguire i “mi piace” e vedere quelle di maggior successo. Che sono poi quelle che rispondono all’esigenza dell’utente di dire la sua sul prodotto e sull’azienda, di offrire i propri consigli ed esperienza, di sapere come l’azienda intende muoversi ed, eventualmente, di potersi lamentare, certi di avere ascolto e risposta. Infatti oggi molte realtà aziendali stanno approcciando a Facebook cercando di creare un dialogo con il proprio bacino di utenza, interagendo con i propri clienti e coinvolgendoli con molte attività (magari legate a promozioni, sconti e via dicendo).</p>
<p>Mi è capitato ultimamente di visitare la pagina del presidente degli Stati Uniti Barack Obama e, poco dopo, di cercare una ricetta a base di “biscotti Oreo” per un’amica.</p>
<p><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/BFH_Obama_Oreo_Logo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1169" title="BFH_Obama_Oreo_Logo" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/BFH_Obama_Oreo_Logo.jpg" alt="" width="500" height="430" /></a><br />
Per curiosità lancio sempre uno sguardo sul numero di fan e &#8211; sorpresa delle sorprese &#8211; entrambi superano i 23 milioni, con i biscotti sotto solo di qualche migliaio rispetto al Presidente. Se alle prossime elezioni gli Oreo si presentassero per i Conservatori, potrebbero aspirare alla Casa Bianca!</p>
<p>Scherzo, ma, insomma, non sto parlando della pagina di un politico qualunque, sto parlando dell’icona Obama tallonata dai biscotti Oreo…<br />
Sto parlando di colui che ha vinto le elezioni americane grazie ad internet, grazie al supporto dei giovani e grazie ai social network.<br />
A questo punto, non sono più interessato alla pagina di Obama, ma a quella degli Oreo.<br />
Come hanno fatto? La –eh eh- ricetta è semplice.<br />
La pagina Oreo riesce a coinvolgere, incuriosire, aggiornare e coccolare i propri fan con infinita attenzione a chi sono e cosa vogliono, cercando di donare loro momenti di complicità leggera e affettuosa, senza assillarli.<br />
<a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/BFH_Obama_Oreo_DoubleSpeak.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1170" title="BFH_Obama_Oreo_DoubleSpeak" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/BFH_Obama_Oreo_DoubleSpeak.jpg" alt="" width="404" height="304" /></a><br />
Nella sostanza, beh, guardate qua: <a title="Oreo su Facebook" href="http://www.facebook.com/oreo" target="_blank">la pagina FB di Oreo</a><br />
In conclusione, come al solito, le persone vanno dove ci sono i contenuti. E, per le aziende, essere su Facebook non serve a nulla se non intendono lavorare seriamente su un piano editoriale intelligente e sulla produzione di contenuti ricchi e vari.<br />
Come Oreo, bisogna creare un contatto caldo, confidenziale, fatto di piccole idee condivisibili e scambi quotidiani gratificanti, così che l’azienda possa essere percepita come viva e interagente.<br />
Io non ho mangiato un biscotto Oreo in tutta la mia vita però,  beh, dopo aver visitato la pagina Facebook, ho messo immediatamente un “mi piace” ed ora uscirò a comprarne un pacchetto. Ma… li vendono in Italia?</p>
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		<title>Co-creazione: le idee del cliente al centro dello sviluppo dei processi aziendali</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Moretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimamente si sente parlare spesso di co-creazione. Ma in realtà, cos’è? E come ne possono trarre vantaggio le aziende e i loro clienti? Nel panorama odierno, quanto possono influire il web e il digitale nei rapporti tra i produttori e i consumatori? O meglio: chi è oggi produttore e chi consumatore? La co-creazione è lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente si sente parlare spesso di co-creazione. Ma in realtà, cos’è? E come ne possono trarre vantaggio le aziende e i loro clienti? Nel panorama odierno, quanto possono influire il web e il digitale nei rapporti tra i produttori e i consumatori? O meglio: chi è oggi produttore e chi consumatore?</p>
<p>La co-creazione è lo spazio che l’azienda decide di aprire al cliente, per lavorare insieme, in un<strong> processo di partecipazione orizzontale</strong>, ad attività funzionali allo sviluppo dell’azienda stessa. È il filo diretto tra l&#8217;azienda e il suo pubblico, dove il secondo è protagonista attivo e può, grazie alle proprie creatività ed esperienza, proporre idee innovative traducibili in prodotti e servizi.</p>
<p>Ma cosa  guadagna il cliente nel mettere le proprie capacità all’interno di un processo aziendale?</p>
<p>Un lungo discorso richiederebbe il valore della semplice opportunità di attivare la propria intelligenza e vederne il prodotto collettivamente riconosciuto ed apprezzato. Ma questo è un altro post.</p>
<p>Più immediatamente: a chi di noi, dopo l&#8217;acquisto di un determinato prodotto, non è capitato di domandarsi sconsolato &#8221; Ma perché non l’hanno fatto così, perché non hanno previsto questo, perché non lo si può usare anche per fare quest’altro?&#8221;. Oggi, grazie essenzialmente al contatto immediato derivante  dall&#8217;utilizzo dei social media, l&#8217;acquirente si  relaziona con il produttore alla pari, suggerendo modifiche a prodotti già esistenti o vere e proprie &#8220;invenzioni&#8221; utili e personalmente molto gratificanti.</p>
<p>Una delle  forme di co-creazione oggi più presenti in Rete si fonda sull’utilizzo e <strong>lo sviluppo della creatività degli utenti nella progettazione di ampliamenti di gamma</strong>. Tra gli esempi che possono illustrare questo trend è da citare sicuramente quello di Nike che, grazie all’apertura del sito  <a title="NIKEiD" href="http://nikeid.nike.com/nikeid/index.jsp"><span style="text-decoration: underline;">NIKEiD</span></a> offre la possibilità di progettarsi e mettere sul mercato capi d’abbigliamento sportivi personalizzando design, colori, e materiali. Ancora,  <a title="Threadless" href="http://www.threadless.com/?echo=1&amp;mkwid=sgtyliWXh&amp;pcrid=6107090304&amp;kwd=threadless&amp;mt=e&amp;gclid=CNuMy63Ty6kCFUpTfAodJ2ZNNQ"><span style="text-decoration: underline;">Threadless</span></a> utilizza la creatività del proprio pubblico, costituito da una community di più di un milione di persone, per ideare T-shirt davvero fantastiche, comprabili tramite e-commerce o retail store. Anche il settore dei giochi ama utilizzare le risorse creative dei propri clienti per proporre sul mercato nuove soluzioni. È il caso di Lego, che si adopera nel convogliare la fantasia degli appassionati di sempre più complesse sfide a colpi di migliaia di mattoncini su <a href="http://www.designbyme.lego.com/en-us/default.aspx">Lego factory</a>. Lì è possibile progettarsi nuovi modelli complicatissimi – se no che gusto c’è? Boh! &#8211; servendosi di un free software virtuale. I migliori giochi sono prodotti concretamente, ed immessi sul mercato.</p>
<p>Un’esperienza collettiva di questo genere è sempre più <strong>al centro della vision dalle aziende maggiormente lungimiranti</strong>, sia come nuova opportunità produttiva che come un serio fattore di engagement del cliente.</p>
<p>In conclusione, <strong>il futuro delle aziende vede il cliente al centro. Al centro del marketing strategico, di nuovi processi commerciali, di tutt’altro modo (tutt’altro mondo?) di fare Ricerca &amp; Sviluppo</strong>. Da oggi in poi i brand avranno bisogno dell’apporto di un cliente sempre più insostituibile. Non solo come acquirente, ma anche come produttore!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Amigdalab al Digital Experience Festival</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 11:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 11 marzo Amigdalab sarà presente al festival con un intervento sul futuro della distribuzione e il consumo di intrattenimento digitale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="__ss_7230751" style="width: 425px;">Venerdì 11 marzo Amigdalab sarà presente al festival con un intervento sul futuro della distribuzione e il consumo di intrattenimento digitale.</div>
<div style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Autori all'inseguimento degli spettatori" href="http://www.slideshare.net/Amigdalab/autori-allinseguimento-degli-spettatori">Autori all&#8217;inseguimento degli spettatori</a></strong><object id="__sse7230751" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="570" height="455" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=autoriallinseguimentodeglispettatori-110311054751-phpapp02&amp;stripped_title=autori-allinseguimento-degli-spettatori&amp;userName=Amigdalab" /><param name="name" value="__sse7230751" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse7230751" type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="455" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=autoriallinseguimentodeglispettatori-110311054751-phpapp02&amp;stripped_title=autori-allinseguimento-degli-spettatori&amp;userName=Amigdalab" name="__sse7230751" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<div id="__ss_7230751" style="width: 425px;">
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/Amigdalab">Amigdalab</a>.</div>
</div>
<p>Questa è la presentazione.</p>
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		<title>The Rise of Social Mobile Commerce</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 15:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torno a occuparmi di un tema di cui ho già scritto un po’ qui. E’ un tema che mi appassiona molto e su cui sto lavorando da un po’ di tempo. Sempre più spesso studi analizzano come il mobile sta cambiando i pattern di consumo. Io personalmente sono convinto che l’integrazione tra online, mobile, geolocalizzazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno a occuparmi di un tema di cui ho già scritto un po’ qui. E’ un tema che mi appassiona molto e su cui sto lavorando da un po’ di tempo. Sempre più spesso studi analizzano come il mobile sta cambiando i pattern di consumo. Io personalmente sono convinto che <strong>l’integrazione tra online, mobile, geolocalizzazione, socialnetworking  sconvolgerà irrimediabilmente il retail shopping</strong> (il commercio al dettaglio; l’acquisto in negozio per intenderci).  Stiamo parlando di un mercato enorme, un mercato già esistente che non sa ancora bene come innovarsi. Sta avvenendo una cosa di cui in passato si è parlato molto poco. Tutti i futurologi, gli esperti e gli uomini del marketing digitale si sono concentrati su come lo shopping online avrebbe rivoluzionato i consumi. Meno attenzione, invece, è stata dedicata all&#8217;online e la sua influenza sullo shopping &#8220;reale&#8221;. Eppure parliamo del commercio tradizionale, della spina dorsale dell&#8217;economia. Mi sembra un tema su cui riflettere. Qui si sta giocando una partita importante</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/mobile-social-shopping.png"></a><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/nokia-sofware.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-899" title="mobile social network" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/nokia-sofware-300x177.jpg" alt="Courtesy of NokiaSoftware" width="590" height="340" /></a></p>
<p><span id="more-896"></span>Sul tema trovo sempre più spesso riflessioni di rilievo. Ho la sensazione, però, che manchi sempre qualcosa per completare lo scenario, per raggiungere una visione totale, completa.<br />
Parto dall’inizio: le features  che stanno decretando il successo impetuoso delle application mobile sono legate alla geolocalizzazione e ai relativi servizi, ai sistemi  di notifiche push, e alla logica del check-in in luoghi o rispetto a cose. Per la lucidità di come viene trattato il tema, ci è piaciuto <a href="http://www.retailcustomerexperience.com/article/179103/Opinion-Most-mobile-retail-strategies-aren-t-innovative-enough" target="_blank">l’articolo di Steve Gurley</a>, che seguiamo anche sul suo <a href="http://stevegurley.wordpress.com/" target="_blank">blog personale</a>. Steve si occupa di shopping experience, di come migliorando l&#8217;esperienza del consumatore si creano nuovi modelli di consumo. Secondo lui la sfida sta nell’integrazione di servizi mobile e la personalizzazione dei palinsesti di digital signage. L&#8217;obiettivo è creare un&#8217;esperienza il più personale possibile e per massimizzare i servizi al cliente prima, durante e dopo la vendita.</p>
<p>Perchè all&#8217;improvviso si parla di mobile ovunque anche su settori dell&#8217;economia che non sembrano direttamente coinvolti? Basti pensare che nel 2010 in Italia la crescita degli smartphone è stata di oltre il 100%, e il trend non tende fermarsi. Il mercato avanza ed è un mercato nuovo, tutto da costruire, è popolato da utilizzatori esperti che riconoscono subito i servizi interessanti e sanno cosa farsene. L’utilizzatore tipo dello smartphone conosce bene i social network, si muove elegantemente nei servizi online, usa la messaggistica e sta imparando in fretta come utilizzare al meglio i servizi di geolocalizzazione. Steve nel suo articolo ci spiega come alcune piattaforme potrebbero allargare il proprio servizio e adeguarlo al mobile, l’esempio potrebbe essere Amazon, che partendo da un ottimo algoritmo di segnalazione di prodotti da acquistare, potrebbe, utilizzando il posizionamento della persona e il sistema di check-in, e offrire  un servizio imbattibile ai propri clienti.</p>
<p>Ci si aspetta i soliti nomi che faranno partire le solite evoluzioni di piattaforme già esistenti per uno scatto verso il mobile social commerce?<br />
Io credo che nella maggior parte di discorsi che sento sul tema gli errori di valutazione siano due, e che in ogni modo si rifanno allo stesso ordine di pensiero. Qui si parla di piattaforme, di shopping, di vendita prodotti, di offerte e servizio. Manca una cosa fondamentale: la persona!!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="../wp-content/uploads/mobile-social-shopping.png"><img class="aligncenter" title="mobile social shopping" src="../wp-content/uploads/mobile-social-shopping-237x300.png" alt="" width="300" height="360" /></a></p>
<p>Io credo, piuttosto, che l’enorme potenziale dei servizi da costruire utilizzando la connessione mobile a banda larga e la geolocalizzazione non possano prescindere dal coinvolgimento attivo delle persone. Credo che i servizi che sapranno coinvolgere al meglio le logiche del social networking, soprattutto per lo shopping, il permission marketing avranno le maggiori chance di costruire lo shopping del futuro. Se qualcuno pensa oggi di poter offrire percorsi di acquisto in cui il consumatore è solitario follower di offerte che arrivano dalle aziende, credo, si sbagli di grosso. Credo piuttosto che il futuro ci vedrà muoverci nelle città inseguendo opportunità, promozioni, nuovi negozi, segnalati da amici, o da personal shopper di cui abbiamo assoluta fiducia, utilizzando sistemi di realtà aumentata, contenuti ugc, consigli presi al volo su cosa comprare (mai visto <a href="http://www.gotryiton.com/" target="_blank">questo?</a>), feed back di amici che ci consigliano al volo su cosa comprare. E tutto questo è solo l&#8217;inizio.</p>
<p>Immaginati in giro a caccia di cose interessanti da comprare, cosa vorresti avare in mano dentro il tuo cellulare? Io vorrei avere un super segnalatore di  servizi dei vari brand, che, però, possa tenere conto dei miei  interessi, delle mie relazioni, dei consigli di quelli che riconosco come i miei modelli e gli introducer nei nuovi trend. Vorrei riuscire a creare dei contenuti al volo, perché li voglio condividere nei miei social, oppure li voglio postare nel circuito del negozio e magari diventare co-autore del palinsesto della catena.</p>
<p>Ma quando il mio mood non è di shopping non vorrei che nessuno mi rompesse le scatole.<br />
Vorrei che fossi io a decidere chi entra nel mio piccolo e grande mondo.</p>
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		<title>Il futuro del retail. Spazi fisici vs digitale.</title>
		<link>http://www.amigdalab.it/il-futuro-del-retail-nuove-esperienze-digitali-da-attuare.html</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 08:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Retail]]></category>

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		<description><![CDATA[Possiamo pensare allo shopping ancora come a un’attività legata esclusivamente a un luogo, un negozio uno spazio dove trovare merce da acquistare, sempre uguale a se stesso? Non credo proprio! Il negozio, lo spazio dedicato all’attività d’acquisto, rimarrà sempre prioritario, ma dovrà essere sempre più luogo di offerta di esperienze, luogo di aggregazione, luogo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/brands1.jpg"></a><a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/brands2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-714" title="Future brands" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/brands2.jpg" alt="" width="580" height="300" /></a><br />
Possiamo pensare allo shopping ancora come a un’attività legata esclusivamente a un luogo, un negozio uno spazio dove trovare merce da acquistare, sempre uguale a se stesso? Non credo proprio! Il negozio, lo spazio dedicato all’attività d’acquisto, rimarrà sempre prioritario, ma dovrà essere sempre più luogo di offerta di esperienze, luogo di aggregazione, luogo di attività sociali, di esperienze fisiche e sensoriali legate alla semantica del prodotto. Stiamo parlando di dedicare sempre più attenzione a musica, odori, immagini, video e interazione sociale per arricchire l’esperienza fisica dell’acquisto; se no perché andare in un negozio se si può acquistare comodamente da casa?</p>
<p style="text-align: left;">I negozianti (ovviamente chiamarli ancora così è riduttivo) dovranno affrontare e anticipare il processo evolutivo che sta accelerando i cambiamenti nei comportamento d’acquisto dei consumatori. <strong>L’esperienza da progettare nei punti vendita</strong> dovrà essere un mix di stimoli fisici, tattili, uditivo/visivi, e soprattutto di tipo sociale.</p>
<p><span id="more-704"></span>Il digitale permette la creazione di sensazioni e finestre per la multisensorialità e la condivisione culturale e sociale. I device digitali sono oggi la principale fonte di informazioni, di accesso ai canali di interazioni sociali, anche nella loro versione mini/micro (il piccolo schermo, o il cellulare o smartphone) sono sempre con noi e sono permanentemente collegati alla Rete. I nostri cellulari sono una finestra sempre aperta sul nostro mondo, a cui tutti i nostri amici e anche  sconosciuti curiosi si possono affacciare. I negozi sono chiusi a questa comunicazione verso l’esterno, ma non possono non tener conto che la Rete  entra comunque nei loro negozi, tramite i device personali dei  consumatori, che una volta in un punto vendita effettuano “cose” e condividono con il proprio mondo online.<br />
Non offrire delle esperienze culturali/artistico/sociali all’interno di negozi è una scelta suicida, perché questo tipo di esperienza avviene già lasciata totalmente in mano alle persone. I consumatori si portano appresso  i loro social network, la loro musica, la macchina fotografica embedded nel cellulare. Se in un negozio fosse fornita <strong>un’esperienza più avanzata</strong> e capace di interagire con i canali propri dei consumatori e il loro strumenti di comunicazione, <strong>l’esperienza sarebbe di grande soddisfazione sia all’interno dei negozi e potrebbe proseguire anche all’esterno</strong> e coinvolgere la rete dei singoli consumatori e portare nuove persone nei punti vendita.<br />
Se il cliente ha voglia di raccontare la propria esperienza di acquisto, ha voglia di utilizzare i capi presenti nel negozio e usare i camerini per travestirsi, riprendere il tutto o semplicemente o fare della visita in un negozio un’esperienza sociale, il negoziante dovrebbe mettere a disposizione gli strumenti per facilitare questo tipo di esperienza del pubblico.<br />
<a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/social-shopping.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-708" title="social-shopping" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/social-shopping-300x201.png" alt="" width="300" height="201" /></a>Si parla moltissimo di marketing delle esperienze, si sono installati e resi disponibili strumenti che migliorano la permanenza all’interno dei punti vendita in modo da creare una fedeltà del cliente. Nel nostro curioso pellegrinaggio nei negozi che forniscono le  esperienze più interessanti abbiamo visto strumenti di riproduzione capaci di aumentare la qualità dei servizi offerti, dallo schermo verticale con camera integrata capace di mostrare le immagini della persona di fronte con una latenza di qualche secondo in modo da poter vedere il pantalone su stessi anche nel fit da retro, la musica prodotta da un deejay, un sistema di illuminazione particolare, ma anche prime esperienze di social experience nei negozi di alcune marche, di cui parleremo moltissimo prossimamente.<br />
Una delle sfide è riuscire a offrire un collegamento con i propri social “friends” (in uno di prossimi post parlerò della strategia Diesel a riguardo), che possano partecipare durante e dopo l’esperienza d’acquisto. Secondo me sono proprio le attività sociali legate alla Rete la grande innovazione che si possono, si devono portare nei negozi. <a href="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/SocialTVBoutique.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-707" title="Social Shoipping" src="http://www.amigdalab.it/wp-content/uploads/SocialTVBoutique-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a><br />
Noi lo chiamiamo Social Shopping, ovvero l’idea che a fare shopping ci posso andare anche da solo ma al momento di scegliere il capo, il prodotto, a scegliere con me sono tutti i miei amici.  E a loro dirò perché è proprio lì, in quel negozio,  che vado a divertirmi facendo acquisti! E che sarebbe bello se la volta successiva fossero loro a essere lì e io aiutarli a scegliere.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Possiamo pensare allo shopping ancora come a un’attività legata esclusivamente a un luogo, un negozio uno spazio dove trovare merce da acquistare, sempre uguale a se stesso? Non credo proprio! Il negozio, lo spazio dedicato all’attività d’acquisto, rimarrà sempre prioritario, ma dovrà essere sempre più luogo di offerta di esperienze, luogo di aggregazione, luogo di attività sociali, di esperienze fisiche e sensoriali legate alla semantica del prodotto. Stiamo parlando di dedicare sempre più attenzione a musica, odori, immagini, video e interazione sociale per arricchire l’esperienza fisica dell’acquisto; se no perché andare in un negozio se si può acquistare comodamente da casa?<br />
I negozianti (ovviamente chiamarli ancora così è riduttivo) dovranno affrontare e anticipare il processo evolutivo che sta accelerando i cambiamenti nei comportamento d’acquisto dei consumatori. L’esperienza da progettare nei punti vendita dovrà essere un mix di stimoli fisici, tattili, uditivo/visivi, e soprattutto di tipo sociale.<br />
Il digitale permette la creazione di sensazioni e finestre per la multisensorialità e la condivisione culturale e sociale. I device digitali sono oggi la principale fonte di informazioni, di accesso ai canali di interazioni sociali, anche nella loro versione mini/micro (il piccolo schermo, o il cellulare o smartphone) sono sempre con noi e sono permanentemente collegati alla Rete. I nostri cellulari sono una finestra sempre aperta sul nostro mondo, a cui tutti i nostri amici e anche  sconosciuti curiosi si possono affacciare. I negozi sono chiusi a questa comunicazione verso l’esterno, ma non possono non tener conto che la Rete  entra comunque nei loro negozi, tramite i device personali dei  consumatori, che una volta in un punto vendita effettuano “cose” e condividono con il proprio mondo online.<br />
Non offrire delle esperienze culturali/artistico/sociali all’interno di negozi è una scelta suicida, perché questo tipo di esperienza avviene già lasciata totalmente in mano alle persone. I consumatori si portano appresso  i loro social network, la loro musica, la macchina fotografica embedded nel cellulare. Se in un negozio fosse fornita un’esperienza più avanzata e capace di interagire con i canali propri dei consumatori e il loro strumenti di comunicazione, l’esperienza sarebbe di grande soddisfazione sia all’interno dei negozi e potrebbe proseguire anche all’esterno e coinvolgere la rete dei singoli consumatori e portare nuove persone nei punti vendita.<br />
Se il cliente ha voglia di raccontare la propria esperienza di acquisto, ha voglia di utilizzare i capi presenti nel negozio e usare i camerini per travestirsi, riprendere il tutto o semplicemente o fare della visita in un negozio un’esperienza sociale, il negoziante dovrebbe mettere a disposizione gli strumenti per facilitare questo tipo di esperienza del pubblico.<br />
Si parla moltissimo di marketing delle esperienze, si sono installati e resi disponibili strumenti che migliorano la permanenza all’interno dei punti vendita in modo da creare una fedeltà del cliente. Nel nostro curioso pellegrinaggio abbiamo visto  strumenti capaci di aumentare la qualità dei servizi offerti, dallo schermo verticale con camera integrata capace di mostrare le immagini della persona di fronte con una latenza di qualche secondo in modo da poter vedere il pantalone su stessi anche nel fit da retro, la musica prodotta da un deejay, un sistema di illuminazione particolare, ma anche prime esperienze di social experience nei negozi di alcune marche, di cui parleremo moltissimo prossimamente.<br />
Una delle sfide è riuscire a offrire un collegamento con i propri social “friends” (in uno di prossimi post parlerò della strategia Diesel a riguardo), che possano partecipare durante e dopo l’esperienza d’acquisto. Secondo me sono proprio le attività sociali legate alla Rete la grande innovazione che si possono, si devono portare nei negozi.<br />
Noi lo chiamiamo Social Commerce, ovvero l’idea che a fare shopping ci posso andare anche da solo ma al momento di scegliere il capo, il prodotto, a scegliere con me sono tutti i miei amici.  E a loro dirò perché è proprio lì, in quel negozio,  che vado a divertirmi facendo acquisti! E che sarebbe bello se la volta successiva fossero loro a essere lì e io aiutarli a scegliere.&nbsp;</p>
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		<title>Storytelling e Digital Novels. I seminari di Talk in IED.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Guerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla serata che si è tenuta allo Ied, organizzata da Cinzia Moretti, hanno partecipato Mario Gerosa e Antonio Caronia. Sugli stessi temi trattati dall&#8217;articolo La tracimazione del romanzo precedentemente postato su questo blog, si inserisce la serie di 4 seminari tenuti da Cinzia Moretti, nell&#8217;ambito di Talk in IED, relativi a Storytelling e Digital Novels. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla serata che si è tenuta allo Ied, organizzata da <strong>Cinzia Moretti</strong>, hanno partecipato <strong>Mario Gerosa</strong> e <strong>Antonio Caronia</strong>.<br />
Sugli stessi temi trattati dall&#8217;articolo La tracimazione del romanzo precedentemente postato su questo blog, si inserisce la serie di 4 seminari tenuti da Cinzia Moretti, nell&#8217;ambito di <strong><a title="Talk in IED" href="http://www.ied.it/milano/blog/i-prossimi-incontri-talk-in-ied-italia-contemporanea/6908" target="_blank">Talk in IED</a></strong>, relativi a <strong>Storytelling e Digital Novels</strong>. Il primo, tenutosi in IED il 28 gennaio, ha avuto ospiti Mario Gerosa (Parla come navighi. Antologia della Webletteratura italiana)  e Antonio Caronia (Filosofie di Avatar. Immaginari, soggettività, politiche).<br />
Abbiamo raccolto da Mario Gerosa un&#8217;intervista sulla letteratura e la convergenza.</p>
<p><a href="http://www.amigdalab.it/storytelling-e-digital-novels-i-seminari-di-talk-in-ied.html"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><span id="more-886"></span></p>
<p>E una considerazione sul rapporto tra le nuove tecnologie e le nascenti avanguardie culturali da Antonio Caronia.</p>
<p><a href="http://www.amigdalab.it/storytelling-e-digital-novels-i-seminari-di-talk-in-ied.html"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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